Nella Zuppa Vatnik di oggi, spieghiamo perché l’Ucraina è così importante e perché smascherare i vatnik e confutare le loro narrazioni propagandistiche è fondamentale per contrastare le guerre di aggressione della Russia e raggiungere una pace autentica.
La guerra è costosa e la Russia non è un paese ricco che possa permettersela. Ospedali? Strade? Reti idriche? No: tutto è destinato al terrore e alla distruzione. Ma c’è dell’altro: oltre alle spese militari, esiste un’altra voce di primaria importanza nel bilancio statale russo.
Si tratta di creare consenso a sostegno di quel terrore e di quella distruzione attraverso la propaganda. Ecco i suoi alfieri: i vatnik, i blogger di viaggio «innocenti», i giornalisti «indipendenti», i politici «patrioti».
La Russia spende centinaia di miliardi di rubli all’anno (più di 4 miliardi di euro) per questo e con tutti quei soldi si possono comprare un mucchio di stronzate.
Nel lungo periodo, la Russia stessa ne sarà distrutta. I criminali vengono rilasciati dopo il loro periodo di «gloria» come criminali di guerra in Ucraina, per commettere altri crimini in Russia.
I bambini vengono indottrinati in vista delle prossime guerre e l’intera società russa viene militarizzata, mentre le infrastrutture del paese cadono in rovina.
La guerra costa MOLTISSIMO. Missili, bombe, proiettili, droni: persino le truppe costano caro, per quanto possano essere sacrificabili. E se la difesa è efficace, se i missili vengono intercettati, le truppe respinte e i droni abbattuti, è tutto inutile: tanto valeva non invadere.
In effetti, la Russia non avrebbe invaso l’Ucraina se non avesse creduto di poter vincere facilmente. Pur pianificando la guerra fin dal 2003, nel 2014 non era ancora pronta per un’invasione su vasta scala. Ha aspettato il momento che riteneva più adatto, cioè…
…quando pensava di poter vincere. Ma ha sottovalutato l’eroismo degli ucraini e sopravvalutato l’efficacia della propria propaganda: non abbastanza per vincere, ma abbastanza da permettere alla Russia di restare impunita dopo aver distrutto tante città e causato tantissime morti.
La guerra costa cara, ma la propaganda costa poco: spendere qualcosa in più oltre ai quattro milioni di euro di un missile Kinzhal, per convincere il mondo a permettere che quel missile uccida i civili che il Cremlino ha deciso di uccidere, purtroppo fa la differenza.
A volte si fanno spese folli anche per la propaganda. Tim Pool e Benny Johnson, ad esempio, sono arrivati a ottenere 100.000 dollari alla settimana. Il Cremlino ha forse deciso che il piccolo Tim, scagliandosi contro l’Ucraina, vale davvero tutti quei soldi?
Magari al Cremlino ragionano sul lungo periodo: seminare il caos per destabilizzare l’Occidente, incitare alla guerra civile e incoraggiare i movimenti secessionisti. Intanto la Wagner imperversa in Africa, provocando guerre e crisi migratorie.
La Russia alimenta poi in Occidente reazioni populiste a questi eventi (in Italia la Lega e Futuro Nazionale, in Francia il RN, in Germania l’AfD), giocando su entrambi i fronti delle tensioni sociali.
Influencer, giornalisti e politici comprati vengono regolarmente smascherati in tutto il mondo, ma possiamo solo immaginare quanti altri ce ne siano.
L’obiettivo è sempre lo stesso: scoraggiare gli aiuti all’Ucraina seminando dubbi e confusione, in modo che la Russia possa bombardare e uccidere impunemente.
La guerra è di per sé orribile, e ciò che la Russia fa agli ucraini – che si tratti delle violenze sui soldati catturati, dei bombardamenti terroristici o degli abusi sui civili sotto occupazione – è indescrivibile e deve essere assolutamente fermato, a prescindere da qualsiasi altra considerazione.
Ma per chi non ritiene che questo sia un motivo sufficiente, ci sono altri motivi per preoccuparsi. Lasciare la Russia libera di fare ciò che fa la incoraggia a operare in Georgia e a compiere operazioni ibride contro il resto d’Europa, con i Paesi baltici che potrebbero essere i prossimi bersagli.
E la Cina osserva: finanzia la Russia e valuta l’andamento della guerra, per decidere se anche lei potrebbe cavarsela invadendo un paese sovrano vicino — un’altra potenziale guerra in cui milioni potrebbero morire o finire sotto occupazione, con il rischio di innescare un conflitto ancora più ampio.
Tutto questo è reso possibile dalla passività dell’opinione pubblica mondiale, dalla mancanza di sanzioni severe contro la Russia e dal fatto che i politici al potere non vengono fischiati ogni volta che diffondono menzogne propagandistiche sull’Ucraina o lodano Putin.
Il Cremlino non sta nemmeno cercando di convincerci che loro siano i buoni. Il loro obiettivo è demoralizzarci, farci perdere fiducia nella verità, nella moralità, nei valori occidentali, in qualsiasi valore.
Farci dubitare di tutto, per far credere che in questa guerra entrambe le parti abbiano le proprie ragioni, nonostante sia chiarissimo chi è l’aggressore e chi è l’aggredito. Eppure, su altre questioni l’opinione pubblica prende posizione con decisione, mentre su questa guerra troppo spesso esita.
Qualche altro «utile idiota» particolarmente credulone si schiererà apertamente dalla parte della Russia; qualcuno andrà addirittura in Russia, anche se per loro non finisce mai bene.
Ma molti altri si limiteranno a dichiarare la propria indifferenza nei confronti di un conflitto reso confuso dalla propaganda, rifiutandosi così di agire — il che basterà a rendere la guerra molto più facile per Putin.
Il nostro intento è contrastare quella propaganda e combattere l’impunità della Russia nel lungo periodo. Lo facciamo confutando e smascherando le menzogne dei «vatnik»: è la diffusione e l’accettazione di queste narrazioni a generare il sostegno attivo o passivo su cui si basa l’operazione russa.
Per questo creiamo contenuti, le nostre «zuppe»: post, articoli, video, podcast, libri, tutti raccolti e ricercabili gratuitamente sul nostro sito web. Maggiore è l’impatto che riusciamo ad avere, maggiore sarà la differenza concreta che potremo fare. Per porre fine a questa guerra il prima possibile. Per evitare che ne scoppino altre. Ci sono molti modi per aiutare l’Ucraina. Tuttavia, con una guerra che purtroppo dura dal 2014 e con l’invasione su vasta scala iniziata nel 2022, oltre alle urgenti necessità militari e umanitarie, occorre affrontare anche il problema della propaganda.
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